Sport

Le valutazioni e i trattamenti osteopatici sono effettuati sempre dopo accertamento e diagnosi medica.

Indice

Osteopatia e sport

L’Osteopatia tratta lo sportivo. Con il termine sportivo non si intende, in questa sede, solo l’atleta professionista ad alti livelli ma anche chi pratica una semplice attività motoria a livelli amatoriali.

In ogni caso lo sportivo, a qualunque categoria appartenga, merita una speciale attenzione da parte dell’Osteopata.

Questo in relazione almeno a due aspetti:

  • Mantenimento di una condizione meccanica eccellente: fattore indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività motoria
  • Riabilitazione da traumi sportivi: sono sempre piuttosto specifici, per lo meno statisticamente, per ogni singolo sport

Sport

Descrizione

Calcio

Giochi sportivi con un avversario e contatto fisico (rugby, pallamano, basket, ecc.)

Pallavolo

Giochi sportivi con un avversario ma senza contatto fisico (tennis, ecc.)

Ciclismo

Attività individuali a forte impegno aerobico (come anche spinning, sci di fondo, ecc.)

Body building

Attività individuali a forte impegno anaerobico (atletica pesante)

Nuoto

Sport acquatici come anche pallanuoto, acqua-gym, nuoto sincronizzato, ecc.

Atletica

Attività individuali a corpo libero come anche attività ginniche blande (ginnastica vertebrale, ecc.)

Arti marziali

Attività individuali che prevedono un combattimento (pugilato, ecc.)

Danza

Attività individuali basate sul ritmo (come anche ginnastica ritmica, ecc.)

Calcio

L’Osteopatia tratta il calciatore. Il calcio richiede allo sportivo un notevole impegno osteo-articolare e neuro-muscolare.

La seduta di allenamento e l’attività agonistica richiedono prestazioni di forza e velocità di grado elevato soprattutto a livello degli arti inferiori, oltre che un certo grado di resistenza. A questo si deve aggiungere la componente traumatica che nel calcio è notevole, non solo per quanto riguarda i traumi subiti ma anche in considerazione di quelli auto inflitti (atterraggi, distorsioni, ecc.). Pertanto l’interesse dell’Osteopatia nei confronti del calciatore riguarda sia il mantenimento della sua forma fisica che il trattamento post-traumatico.

I disagi tipici del calciatore sono generalmente circoscritti all’aspetto meccanico delle grandi articolazioni dell’arto inferiore.

Fascite plantare o “talloniti” in gergo calcistico, problemi alle caviglie, dolore al ginocchio, dolore all’anca, mal di schiena, contratture ai polpacci o ai muscoli adduttori, pubalgia o dolori inguinali.

A questo si possono aggiungere distorsioni, strappi muscolari, tendiniti, dolore al tendine di Achille, danni a legamenti, menischi, contusioni o fratture. Inoltre bisogna considerare che talvolta una situazione dinamica generale non fisiologica non provoca sintomi specifici ma costringe lo sportivo a continui compensi. Questi per lo più avvengono in maniera assolutamente automatica e inconsapevole ma pregiudicano la funzione meccanica nella sua globalità ed espongono il calciatore a rischi di lesione tissutale. È il caso di chi, per esempio, sviluppa artrosi senza sintomi dolorosi o di chi subisce strappi o fratture in un contesto del tutto lontano dal momento agonistico.

Personalmente ho trattato calciatori con problemi meniscali acquisiti durante la semplice corsa di riscaldamento. In questi casi la causa del trauma non è mai il gesto atletico in sé. È possibile invece che lesioni osteopatiche acquisite in altre occasioni si manifestino improvvisamente durante lo svolgimento di attività del tutto ordinarie. Ciò è vero anche durante la vita quotidiana, al di fuori del campo sportivo.

Frequentemente capita di essere colti all’improvviso da dolori acuti (colpo della strega) e attribuirne la causa a colpi d’aria, movimenti sbagliati, variazioni meteorologiche o generico stress. A maggior ragione tali manifestazioni possono avvenire durante lo svolgimento di un’attività sportiva. Il calcio in particolare costringe a sollecitazioni meccaniche notevoli, soprattutto per quanto riguarda cambi di direzione rapida, atterraggi nella mischia, impatto con l’avversario, corsa su terreni duri o accidentati o attività in condizioni climatiche non ottimali. Grazie alle tecniche osteopatiche è possibile intervenire non solo sul ripristino di una corretta meccanica e sulla mobilità delle articolazioni ma anche sulla plasticità dei tessuti e sul recupero delle componenti elastiche a livello muscolare e fasciale.

Pertanto l’Osteopatia può essere utile al calciatore allo scopo di ottimizzare le proprie potenzialità, a risolvere problemi acuti, nel recupero post-traumatico e in senso preventivo.

Danza

L’Osteopatia tratta chi pratica danza. Per danza si intende in generale qualsiasi espressione corporea basata sulla musica e sul ritmo. Esistono moltissimi tipi di ballo con caratteristiche anche molto diverse tra loro: molti sono alla portata di tutti, altri richiedono un impegno particolare e caratteristiche fisiche non comuni. Chiunque pratichi danza può essere soggetto a lesioni osteopatiche e trattato di conseguenza.

Gli aspetti che interessano il ballerino in maniera specifica sono quelli legati essenzialmente all’efficienza muscolo scheletrica, soprattutto per quanto riguarda la libertà articolare, la scioltezza muscolare e l’espressione della forza esplosivo-elastica. Questi aspetti possono essere tutti fortemente compromessi da lesioni osteopatiche.

Bacino, colonna vertebrale, anche, ginocchia, caviglie, piede e qualsiasi segmento corporeo può andare incontro a restrizioni di mobilità anche notevoli. Personalmente ho trattato ballerine dalle grandi capacità articolari ma recanti blocchi vertebrali o del bacino importanti. In questi casi il movimento può essere svolto grazie a meccanismi di compenso piuttosto costosi in termini ergonomici. Cioè se un’articolazione sacro-iliaca perde la propria mobilità, l’articolazione controlaterale sarà costretta a muoversi maggiormente per compensare, la colonna vertebrale dovrà adattarsi ad una torsione del bacino in maniera del tutto artificiosa e gli altri segmenti corporei di conseguenza. Peggio ancora quando la lesione osteopatica, per la sua complessità, giunge a compromettere la stessa possibilità di esecuzione del movimento. Quando lo schema lesionale è molto importante talvolta non possono neppure esistere meccanismi di compenso e il movimento risulta limitato permanentemente. Un aspetto altrettanto importante, che può essere compromesso da una lesione osteopatica, è il tono muscolare. La lesione osteopatica causa sempre una variazione del tono muscolare e molto spesso ne provoca un aumento: in questo modo l’elasticità del muscolo e la sua reattività risultano compromesse.

In tali situazioni lo stretching e i classici metodi di allungamento risultano inutili poiché una lesione osteopatica non può essere corretta con un’attività motoria volontaria. Inoltre anche la forza e i movimenti fini possono risultare pregiudicati poiché alterazioni sui nervi periferici a qualsiasi livello sono possibili e anzi frequenti in presenza di lesioni osteopatiche. Il senso dell’equilibrio può essere fortemente alterato da lesioni osteopatiche con tutte le conseguenze del caso. Infine non bisogna dimenticare che un ballerino soggetto a lesioni osteopatiche può facilmente andare incontro a infortuni come distorsioni o strappi muscolari. Basti considerare come un problema di appoggio possa compromettere un atterraggio dopo un salto o come un disassamento articolare possa provocare uno strappo muscolare, per citare gli eventi più frequenti. Per questi motivi una revisione osteopatica è fortemente consigliata a chi pratica danza al fine di ottimizzare le proprie prestazioni e, preventivamente, mettere al riparo da possibili infortuni.

Body building

L’Osteopatia tratta il praticante di body building. Il body building, l’atletica pesante e il fitness (praticato ad alti livelli) costituiscono attività a forte impegno muscolare. Lo sviluppo della forza e dell’ipertrofia muscolare rappresentano gli scopi principali di tali attività. Al fine di raggiungere tali obiettivi l’atleta si sottopone ad allenamenti impegnativi non solo sotto il profilo muscolare ma anche scheletrico, articolare, cardiocircolatorio e metabolico. La lesione osteopatica può limitare notevolmente le possibilità di chi aspira a raggiungere prestazioni di forza elevate in quanto tutte le caratteristiche sopra menzionate, e l’aspetto meccanico in primo luogo, possono essere pesantemente compromesse da un problema osteopatico. In effetti non solo la colonna vertebrale e le grandi articolazioni sono sottoposte ad un impegno meccanico estremamente gravoso ma anche le fasce, i tendini e gli organi interni devono adattarsi a sopportare sforzi notevoli.

Per questi motivi un equilibrio funzionale deve essere assolutamente ricercato prima di sottoporsi ad attività di questa portata. Capita infatti frequentemente che quando un atleta di questo tipo presenti problemi, essi vengano attribuiti all’attività stessa. Ciò rappresenta una visione parzialmente distorta della realtà, nel senso che una struttura meccanica perfettamente funzionante può in realtà sopportare un impegno muscolare importante o un carico gravoso in maniera assolutamente fisiologica. Cioè se un atleta dispone di un apparato muscolo scheletrico in perfetto equilibrio, allora è in grado di sopportare sforzi anche di grande entità. Al contrario se sono presenti disfunzioni osteopatiche, carichi anche minimi possono essere fonte di problemi. Pertanto il carico o lo sforzo in sé non sono quasi mai la causa primaria di un problema articolare o muscolare; se mai lo mettono maggiormente in luce o lo amplificano quando esso è già presente.

Quando un atleta lamenta problemi importanti la soluzione di prima scelta è di solito l’immobilità. Tuttavia il riposo non può risolvere una disfunzione meccanica; al massimo non ne consente l’espressione. Quindi in questi casi la soluzione non può che essere rivolta al trattamento della disfunzione di base.

Problemi come ernie del disco, ernie iatali o dolori articolari in generale sono sempre espressioni di quadri osteopatici e non sono fenomeni causati dal body building. Per quanto riguarda l’ernia del disco si può solo dire che essa è un problema che colpisce anche persone estremamente esili oltre che cani e gatti, sulla cui colonna non gravano certo grossi carichi. La dinamica di questi fenomeni è assolutamente indipendente dalle attività svolte ma ha una base osteopatica.

Un ultimo accenno all’apparato digerente.

Generalmente chi pratica attività pesistica è sempre molto attento all’aspetto alimentare e segue diete a basso contenuto lipidico e ad alto contenuto proteico. Questa abitudine tuttavia nel corso del tempo tende ad affaticare l’apparato digerente con ripercussioni a livello del fegato e degli altri organi della digestione. Problemi di natura emodinamica, a causa del volume di sangue refluo dall’intestino, o intossicazioni attraverso la parete del colon, soprattutto del cieco, possono causare problemi muscolari e dolori di tipo osteo-articolare con una certa incidenza. Tutti questi problemi possono essere trattati dall’Osteopatia con successo, naturalmente a patto di seguire abitudini di vita sane e “sportive” nel senso più genuino del termine.

In conclusione l’Osteopatia è utile a chi pratica body building, atletica pesante o fitness. Una revisione osteopatica è assolutamente consigliabile a chi intende intraprendere o a chi svolge regolarmente attività di questo tipo.

Arti marziali

L’Osteopatia tratta il praticante di arti marziali. Per arti marziali si intende generalmente un vasto insieme di attività che prevedono contatto fisico a forte impatto con l’avversario. Il praticante di arti marziali trova interesse nell’Osteopatia si ha sia per quanto riguarda il raggiungimento e il mantenimento di una forma fisica idonea all’attività sia per quanto riguarda il recupero riabilitativo da traumi diretti, inevitabili in questo tipo di sport. Le prestazioni fisiche richieste dalle arti marziali sono soprattutto legate a caratteristiche di forza, elasticità, equilibrio e controllo propriocettivo.

Tutte queste funzioni possono essere variamente colpite e limitate da lesioni osteopatiche in maniera talvolta compromettente. Non solo l’aspetto puramente meccanico delle grandi articolazioni e della colonna vertebrale possono essere pregiudicati ma anche la qualità del tono muscolare e quindi l’elasticità e la reattività dei tessuti possono subire gli effetti di problemi funzionali. Il trattamento degli esiti da trauma diretto rappresenta un motivo di consultazione molto frequente da parte del praticante di arti marziali. Lussazioni, fratture, strappi muscolari, contusioni, come anche tendiniti o distorsioni sono eventi purtroppo molto frequenti in queste attività. In considerazione dell’entità piuttosto importante dei traumi talvolta il disagio riportato può andare al di là delle competenze dell’Osteopata.

Tuttavia, ad esclusione di traumi gravi o urgenze mediche, l’Osteopatia generalmente rappresenta il metodo in assoluto più efficace per riequilibrare disagi funzionali acquisiti su base traumatica. In effetti solitamente un impatto esterno violento provoca alterazioni funzionali non solo sulla mobilità dei segmenti ma anche sulla qualità stessa del tessuto. In particolare un trauma diretto può dare origine a lesioni osteopatiche “afisiologiche” cioè restrizioni che si esprimono su assi di mobilità non naturali. Dette lesioni sono molto fastidiose per l’organismo poiché sono difficilmente compensabili e possono dare origine a sintomi talora importanti. Per esempio i calci sulle tibie sono un meccanismo lesionale molto frequente nei confronti del ginocchio ma altrettanto frequenti e dannose sono le distorsioni o le sublussazioni di clavicole, spalle, gomiti o altro. L’impatto traumatico provoca altresì un’alterazione della qualità del tessuto localmente, per lo più nel senso dell’addensamento, della perdita di elasticità: ciò ha il significato funzionale di rinforzare la parte offesa. Tuttavia il tessuto addensato ha una risposta dinamica di qualità inferiore e provoca un rallentamento locale nel passaggio e nella trasmissione dell’informazione (nervosa, ematica, linfatica, cranio-sacrale, ecc.). Pertanto molto spesso può essere utile trattare le parti colpite in modo tale da restituire armonia funzionale localmente e quindi globalmente.

In questi casi l’Osteopatia offre una vasta gamma di soluzioni tecniche atte a ripristinare l’equilibrio interno dell’organismo e restituire funzionalità ai sistemi.

Corsa e atletica

L’Osteopatia tratta il praticante di atletica leggera. Chi pratica corsa o atletica leggera a qualsiasi livello può trarre enormi vantaggi da trattamenti osteopatici. Questo perché le caratteristiche fisiche specifiche richieste dall’atletica leggera possono essere notevolmente compromesse da lesioni osteopatiche. In effetti chi pratica atletica deve possedere una struttura fisica del tutto agile e armonica, indipendentemente dalla specialità.

Un buon funzionamento meccanico, così come una buona funzionalità neuro-vegetativa sono fattori indispensabili in atletica al raggiungimento di un obiettivo. Un centimetro o pochi centesimi di secondo possono fare la differenza in questo tipo di attività e pertanto lo sportivo deve sempre mantenersi al cento per cento delle proprie possibilità se vuole ottenere risultati. In presenza di un problema osteopatico il rendimento di un atleta può essere notevolmente limitato.

Un problema sulla meccanica di un’articolazione come l’anca o il ginocchio limita notevolmente, per esempio, la falcata del velocista.

Un problema di appoggio plantare può compromettere lo stacco da parte del saltatore sia verso l’alto che in lungo.

Una tendinite, in particolare un dolore al tendine di Achille, un dolore vertebrale o un qualsiasi disagio della struttura possono compromettere il gesto atletico in generale.

Un problema di tipo vagale o ortosimpatico può pregiudicare la resa del maratoneta a causa di una ripercussione sui sistemi circolatorio, respiratorio ed escretore.

Una lesione osteopatica può ancora compromettere la funzione propriocettiva, deputata al controllo del tono muscolare, con limitazioni sulla scioltezza muscolare e la risposta muscolare riflessa.

In questi casi un’attività di allungamento muscolare potrà avere effetti positivi sulle componenti visco-elastiche del tessuto connettivo ma non sul tono del muscolo in quanto esso risulta alterato dal quadro lesionale. La coordinazione globale, intermuscolare (agonista/antagonista) e intramuscolare (a livello di unità motoria) può risultare alterata da lesioni osteopatiche con conseguenze negative sulla plasticità e la fluidità del movimento.

Funzioni neuro-vegetative come idratazione/sudorazione, ritorno venoso, gittata cardiaca, metabolismo glucidico possono subire alterazioni a causa di lesioni osteopatiche. Basti pensare a come un’ernia iatale possa generare extrasistole con tutte le conseguenze o come, su base lesionale, possa instaurarsi una forma asmatica.

Pertanto una revisione osteopatica è fortemente consigliata a chi pratica atletica leggera al fine di ottimizzare le proprie prestazioni e risolvere in maniera stabile problemi di tipo funzionale.

Ciclismo

L’Osteopatia tratta il ciclista. Chi pratica ciclismo o spinning può avvalersi del metodo osteopatico per godere di un buono stato di salute fisica. Il ciclismo, come lo spinning, è uno sport molto impegnativo sotto il profilo dell’impegno ergonomico globale e, anche se praticato a livelli non agonistici, rappresenta comunque un’attività faticosa. Le qualità fisiche richieste e sviluppate dal ciclismo sono essenzialmente legate a doti di grande capacità aerobica e resistenza alla forza a livello degli arti inferiori.

Inoltre il ciclista deve possedere una buona mobilità articolare a livello di anche, bacino e zona lombare; deve avere una buona elasticità a livello dorsale per poter mantenere la posizione cifotica a lungo e una buona capacità di estensione cervicale per non avere ripercussioni cervico brachiali soprattutto durante le discese. Oltre a ciò il ciclista deve possedere un sistema neuro-vegetativo efficiente al fine di sopperire al forte impegno aerobico proprio di questa disciplina. In particolare il sistema cuore polmoni ma anche il sistema di sudorazione, di idratazione e più in generale tutte le attività metaboliche devono essere calibrate in maniera ottimale. Sia le funzioni meccaniche che le funzioni neuro-vegetative possono essere pregiudicate da lesioni osteopatiche in modo tale da compromettere non solo le prestazioni del ciclista ma anche la sua possibilità di allenarsi. La presenza di un quadro lesionale osteopatico pregiudica infatti la possibilità di sviluppare adattamenti idonei in fase di allenamento, e questo indipendentemente dall’impegno dell’atleta.

Cioè se è presente un problema sulla meccanica del bacino, sul diaframma, a livello di un ginocchio o di un forame giugulare, la resa finale non potrà comunque essere del cento per cento, malgrado la serietà e la dedizione da parte dello sportivo. Questo perché una disfunzione osteopatica non può essere ridotta con l’attività sportiva; al contrario la pregiudica.

Un cenno ai problemi del pavimento pelvico.

In considerazione della permanenza in appoggio sul sellino il ciclista va frequentemente incontro a problemi di compressione dei nervi pudendi, talvolta tali da compromettere la sensibilità perineale in maniera importante. Contratture sui muscoli del pavimento pelvico, anche in seguito a traumi sul coccige, si riscontrano abitualmente nel ciclista a tutti i livelli. Il trattamento del pavimento pelvico è di stretta competenza osteopatica come anche i problemi sopra menzionati in quanto possiedono tutti una base funzionale. Per questo motivo una revisione osteopatica è di grande utilità al ciclista non solo allo scopo di risolvere un problema imminente come un dolore articolare ma soprattutto al fine di migliorare le proprie prestazioni e mettere il proprio organismo in condizioni di potersi esprimere al massimo delle possibilità.

Nuoto

L’Osteopatia tratta chi pratica sport acquatici. Il nuoto e gli sport acquatici sono caratterizzati dal fatto che avvengono tutti in completo scarico. L’atleta cioè non si trova in appoggio plantare, come sulla terraferma, e il peso non grava sullo scheletro.

Questo tuttavia non mette al riparo il nuotatore da un impegno articolare e muscolare che talvolta può essere anche notevole. Per questo gli sport in acqua, a qualsiasi livello, richiedono una condizione meccanica e neuromuscolare ottimale. Le lesioni osteopatiche possono andare a limitare notevolmente le capacità atletiche del nuotatore sia in termini meccanici che neurovegetativi, con particolare riferimento a cuore e polmoni. In effetti l’attività acquatica richiede innanzitutto buoni requisiti di tipo articolare: un dolore alla spalla compromette, per esempio, la stessa possibilità di galleggiare mentre un problema di anca limita gli spostamenti in acqua; un problema cervicale può impedire lo svolgimento di gran parte degli stili, ad eccezione forse del dorso; e così via. Oltre a ciò la piscina richiede anche una certa resistenza alla fatica.

Con questo non significa che il nuoto debba necessariamente essere uno sport faticoso: le donne in stato di gravidanza praticano attività acquatica pre-parto; ma è pur vero che qualsiasi movimento in acqua costa comunque più fatica rispetto a un movimento a terra. Per questo motivo il sistema nervoso autonomo, che regola per esempio il calibro dei vasi, la frequenza cardiaca o il calibro dei bronchioli terminali deve essere assolutamente funzionale ed efficiente.

Le disfunzioni osteopatiche possono colpire la funzionalità non solo della meccanica articolare ma anche dei sistemi autonomi, neurovegetativi, causando tutta una classe di problemi sistemici come faticabilità, deficit di ritorno venoso, talvolta extrasistole o chiusura asmatica, per citare i più frequenti. Pertanto una revisione osteopatica è assolutamente consigliata al nuotatore sia per risolvere disagi imminenti che in senso preventivo. Un cenno ai possibili benefici del nuoto e degli sport in acqua. Considerare il nuoto come una sorta di panacea per i disagi della colonna vertebrale rappresenta un luogo comune privo di fondamento. Pur non negando i benefici dell’attività fisica in generale e gli indubbi vantaggi della pratica sportiva in acqua, è pur vero che una disfunzione meccanica o un problema di mobilità specifico non trovano soluzione nella sola pratica del nuoto.

In questi casi è necessaria una revisione osteopatica.

Le attività sportive, nuoto compreso, saranno svolte in maniera ottimale solo successivamente.

Pallavolo

L’Osteopatia tratta il pallavolista. Il praticante di pallavolo o pallavolista può avvalersi del metodo osteopatico con grandi risultati sia in termini di ottimizzazione di qualità fisiche che di riabilitazione da infortuni. Caratteristiche come agilità, coordinazione neuromotoria, elasticità, forza esplosiva sono essenziali per questo tipo di attività e tutte possono essere ridotte o alterate da disfunzioni osteopatiche.

Basti pensare alle disfunzioni della colonna vertebrale.

Esistono comunque ambiti che possono avere un interesse specifico per il pallavolista.

In particolare i problemi della spalla, soprattutto dal lato dominante, assumono una speciale importanza per chi pratica pallavolo in considerazione dell’alta frequenza di esecuzione di battute o schiacciate, tecniche fondamentali nel volley. Capita infatti piuttosto spesso che il pallavolista lamenti dolori alla spalla talvolta tali da compromettere la possibilità stessa di scendere in campo. In questi casi generalmente la causa del problema viene attribuita all’utilizzo eccessivo dell’articolazione. Ciò costituisce una parziale verità: è pur vero che la spalla è sottoposta ad uno stress meccanico importante ma è altrettanto vero che un’articolazione meccanicamente funzionale non esprime sintomi sotto sforzo, anche se sottoposta a un lavoro straordinario.

Per quanto si può osservare solitamente in questi casi un problema è già presente all’origine. La sua manifestazione tuttavia si ha nel corso del tempo in seguito all’utilizzo; se per ipotesi il Paziente invece di dedicarsi al volley praticasse un’attività blanda o nessuna attività, pur essendo affetto dal medesimo quadro osteopatico non lamenterebbe lo stesso tipo di sintomo.

In altri termini un’articolazione poco funzionale se mantenuta a riposo non dà problemi. Del resto il riposo in questi casi serve a poco, cioè l’atleta non lamenta sintomi ma il quadro meccanico resta immutato e tornerà a dare fastidio non appena l’attività viene ripresa.

Lo stesso discorso vale per i rimedi rivolti alla cura del sintomo.

In questi casi l’unica soluzione possibile è il riequilibrio della spalla e quindi dell’intero sistema. Da un punto di vista osteopatico un pallavolista non è diverso da altri Pazienti, cioè al di là dell’attività specifica presenta esattamente gli stessi schemi lesionali di chiunque.

Pertanto il trattamento della spalla segue lo stesso iter di un qualsiasi trattamento salvo speciali accorgimenti rivolti soprattutto ai muscoli della cuffia dei rotatori e alle fasce del cingolo superiore, ma comunque da valutare di volta in volta. Oltre a ciò il pallavolista presenta disagi per lo più comuni a tutti gli sportivi come mal di schiena, cervicale, tendiniti, dolore al tendine di Achille, stiramenti muscolari, distorsioni, soprattutto alla caviglia in fase di atterraggio o alle dita delle mani, contusioni, contratture frequenti, fascite plantare e simili.

Tutti questi problemi sono assolutamente trattabili dall’Osteopatia con un ampio margine di successo.