Problemi di rabbia, ansia o depressione

RABBIA

La Rabbia è una delle emozioni primarie, insieme alla paura, la tristezza, la gioia e la sorpresa. La rabbia è un’emozione che si ritrova in ogni essere umano ed animale. Negli uomini, l’espressione di questo stato d’animo è universale, le espressioni facciali della rabbia, ad esempio, sono identiche in tutto il mondo: i muscoli si irrigidiscono, il viso si colora, il tono della voce cambia, i denti vengono mostrati per incutere timore.

 

A cosa serve la rabbia in natura?

La rabbia originariamente era uno degli strumenti di cui la natura ha dotato gli animali (compreso l’uomo) per favorire la conservazione della specie. La rabbia non è di per sé un’emozione negativa ma è una reazione normale ed utile in situazioni di pericolo in cui la propria vita, o quella dei membri della propria comunità, è messa in pericolo.

Il sentimento della rabbia, infatti, ci permette di affrontare i nemici, spaventandoli e dunque allontanandoli da noi o facendoli soccombere al nostro potere.

Immaginatevi una leonessa che deve allontanare un predatore che vuole catturare i suoi cuccioli.
La rabbia le permetterà di affrontare il pericolo mettendo così al sicuro i propri piccoli.

Con il tempo, tuttavia, la cultura e le regole sociali hanno imposto all’essere umano di controllare le manifestazioni della rabbia.

Oggi, infatti, la rabbia, generalmente si manifesta in modi mascherati e meno evidenti.

Si pensi, ad esempio, alla critica costante dell’altro che ha l’obiettivo di ridurre il suo potere e quindi la possibilità che ci attacchi.

Esempio classico è la squalifica costante ai propri dipendenti così che non si sentano in potere di chiedere maggiore attenzione ai propri diritti.

La rabbia si può esprimere anche in modo più indiretto e celato.

Un esempio sono le manifestazioni passivo-aggressive, in cui il proprio sentimento di rabbia non viene espresso direttamente ma attraverso errori o dimenticanze.
Tali comportamenti sono generalmente inconsapevoli, come quando, dopo una lite, si mette per sbaglio il sale nel caffè al proprio amato.

 

Quando la rabbia diventa negativa?

La rabbia diventa negativa quando ci accompagna costantemente ogni giorno e, soprattutto, quando crea sofferenza in noi o nelle persone a cui siamo legati.

Convivere quotidianamente con il sentimento della rabbia può, ad esempio, esporre le persone ad un maggior rischio di malattie coronariche.

Difficoltà nella gestione della propria rabbia possono arrecarci inoltre problemi nei nostri ambienti di vita come la scuola e il lavoro ed incrinare le relazioni con gli altri.

 

Cosa si può fare?

Imparare a gestire la propria rabbia è possibile.

Uno strumento utile è quello di saper riconoscere i propri stati d’animo così da comprendere come ci si sente ed evitare di agire in maniera inconsapevole le proprie emozioni.

Spesso, infatti, ci si accorge di essere arrabbiati solo dopo essere “esplosi”.

Il corpo, tuttavia, ci invia segnali come sudorazione, tachicardia, respiro accelerato, muscolatura irrigidita.
Questi segnali se ascoltati e riconosciuti tempestivamente, possono aiutarci ad evitare scoppi d’ira.

Altro strumento utile è ragionare, dopo una lite, su cosa ci ha fatto realmente arrabbiare.

Spesso, infatti, ci si attiva per ragioni futili che nascondono motivazioni più profonde.

Gli eventi della vita, infatti, riattivano in ricordi ed emozioni del passato, collegati ad episodi difficili.

Immaginiamo un bambino che veniva picchiato ogni volta che lasciava in disordine la propria camera.
Da adulto potrebbe reagire in maniera violenta alle critiche della propria moglie rispetto al suo essere disordinato.

La critica, infatti, riattiva in lui un senso di paura a cui reagisce attraverso comportamenti aggressivi.

Diventare consapevoli dell’origine delle proprie emozioni può aiutare a riconoscerle e dunque gestirle in maniera migliore, ad esempio, spiegando alla propria moglie perché è così difficile ricevere critiche riguardo il disordine e chiedendole quindi di trovare un nuovo modo per esprimere il suo malcontento.

Gestire la propria rabbia, tuttavia, non è così semplice.
La rabbia, infatti, non ha solo lo scopo di difenderci dagli attacchi ma è un emozione potente, che ci fa sentire forti e spesso viene utilizzata, in maniera inconsapevole, per celare a se stessi il dolore e, in alcuni casi, veri e propri stati depressivi.

La rabbia, infatti, fa sentire potenti ed è uno stato d’animo maggiormente piacevole del senso d’impotenza che si collega al sentimento di tristezza ed è per questo che, nonostante il desiderio di cambiare, non si riesce a rinunciare alla propria rabbia.

Senza la rabbia, infatti, ci si ritroverebbe soli con il proprio dolore che se non si è in grado di accettare e gestire può realmente distruggerci.

La psicoterapia si è dimostrata uno dei migliori e più efficaci strumenti nei casi di difficoltà collegate alla gestione della rabbia.

Attraverso l’aiuto e supporto di uno psicologo è possibile comprendere l’origine della propria rabbia, elaborare i traumi antichi non ancora superati, imparare a gestire le proprie emozioni attraverso una loro espressione più funzionale.

ANSIA

CHE COS’E’ L’ANSIA

Ogni essere umano, nel corso della propria vita, ha esperienza dell’ansia come stato emotivo fisiologico in risposta a circostanze stressanti che minacciano il suo equilibrio e la sua integrità. Essa si manifesta con modificazioni psicologiche quali senso di oppressione, tensione emotiva, apprensione, insicurezza, e modificazioni fisiche, come palpitazioni, tachicardia, tremori, sudorazione, sensazione di asfissia e soffocamento, irrequietezza motoria, mal di stomaco, nausea, secchezza delle fauci, raucedine, stordimento. Queste alterazioni mobilitano le risorse dell’individuo massimizzando le sue capacità di risposta e sono, dunque, funzionali ad un adeguato adattamento. Da questo punto di vista, svolge una funzione analoga a quella della paura, con la differenza che l’ansia non ha un contenuto specifico, mentre la paura ha sempre un oggetto. L’ansia diviene patologica quando insorge in assenza di uno stimolo adeguato e proporzionale, producendo risposte non sufficienti o inadeguate ai fini dell’adattamento e dando luogo ad una penosa sofferenza soggettiva.

 

CARATTERISTICHE DELL’ANSIA

L’ansia spesso non costituisce un disturbo in sé, ma è un “sintomo” che, come la febbre, può manifestarsi in una molteplicità di disturbi e di difficoltà. Per distinguere un’ansia “normale” da una “patologica”, possiamo valutare il fenomeno in base a tre semplici parametri:

  • frequenza e durata: quando l’ansia si manifesta frequentemente e tende ad assumere un andamento continuo non più circoscritto a singoli episodi, divenendo la modalità con cui si affrontano la maggior parte delle circostanze, può essere definita patologica;
  • congruenza con lo stimolo ansiogeno: quanto più l’ansia risulta sproporzionata rispetto allo stimolo ansiogeno (che alcune volte non è neanche identificabile), tanto più è da considerarsi patologica;
  • intensità: lo stato ansioso patologico ha delle conseguenze sul funzionamento corporeo (cefalea, insonnia, inappetenza o impulso a mangiare, difficoltà digestive, frequente bisogno di urinare, diarrea, sudorazione), e sul funzionamento psicosociale, quando complica o inibisce la capacità di rispondere in modo adeguato.

CAUSE DELL’ANSIA

Allo stato attuale conosciamo i meccanismi psicobiologici dell’ansia: uno stimolo minaccioso, proveniente dall’ambiente sociale o dal corpo, coinvolge le strutture primitive del cervello che danno luogo a delle reazioni automatiche (i sintomi fisici) escludendo la corteccia cerebrale. Per questa ragione, la persona sperimenta l’ansia tramite le risposte ormonali, neurovegetative e comportamentali, ma non è in grado di definire le origini di questo malessere. Tale spiegazione non è esaustiva. Le origini dell’ansia devono essere ricercate nell’ interazione tra i fattori bio-psico-sociali dell’individuo (fattori genetici, caratteristiche psicologiche individuali, esperienze di vita). Da un punto di vista psicologico, recenti studi hanno evidenziato come la qualità delle precoci relazioni               bambino – figura accudente possa essere influente. Entrano in gioco le caratteristiche “oggettive” della relazione e una serie di altri elementi: uno stile relazionale ottimale o meno da parte dell’adulto, la percezione soggettiva filtrata dalle caratteristiche cognitive, emotive, relazionali del bambino nelle diverse età, la loro interazione dinamica all’interno del legame. Questi modelli rappresentano un superamento della classica teoria freudiana che vede l’ansia come l’espressione di un conflitto inconsapevole tra un desiderio inaccettabile e le norme sociali interiorizzate, e alle sue successive revisioni che chiamano sostanzialmente in causa eventi traumatici che sopraffanno la mente o che minacciano di farlo. Modelli che godono attualmente di maggiore consenso si rifanno a fattori cognitivi: lo stile nell’interpretare gli eventi stressanti, e in particolare, la tendenza a sentire le circostanze al di fuori del proprio controllo potrebbero essere all’origine del consolidarsi di schemi cognitivi che rinforzano i meccanismi dell’ansia.

COME AFFRONTARE IL DISAGIO PSICOLOGICO PROVOCATO DALL’ANSIA

Affrontare una problematica ansiosa significa, intanto, distinguere il livello di disagio da fronteggiare. Ad un livello relativamente basso, possono essere sufficienti alcuni consigli pratici: tecniche di rilassamento (training autogeno, yoga, meditazione, respirazione addominale), un’alimentazione che eviti alcune sostanze, esercizio fisico, sana vita sociale, cercare di accettare ed osservare la propria ansia. Per livelli medi, si possono intraprendere cure basate sulla medicina ecologica (fiori di Bach, omeopatia, agopuntura). Quando l’ansia supera una certa soglia, è opportuno intraprendere una vera e propria psicoterapia eventualmente integrata con una terapia farmacologica.

CONSIGLI PER CHI SOFFRE D’ANSIA

Nel caso in cui si sperimenti una modalità ansiosa nell’affrontare molte circostanze, potrebbe essere utile imparare una tecnica di rilassamento da applicare quotidianamente, quali ad esempio training autogeno, meditazione, yoga, respirazione addominale. Strettamente connesso alle tecniche di rilassamento, è l’esercizio fisico: 30 minuti al giorno aiutano a scaricare la tensione, purché non diventi un’ulteriore fonte di stress. Potrebbe essere utile monitorare la propria ansia, cominciando a scrivere un diario: questo potrebbe aiutare a individuare le cause che determinano l’ansia, perché permette di mettere in relazione pensieri, emozioni ed eventi.

ANSIA E PSICOTERAPIA A SUPPORTO

I disturbi d’ansia comprendono quei disturbi in cui sono presenti paura ed ansia eccessive e i disturbi comportamentali correlati.

La paura è la risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.

Esistono diversi tipi di psicoterapie.

Quando l’ansia interferisce sulla vita personale determinando un continuo stato di tensione, manifestando sintomi fisici estremamente pervasivi, compromettendo il funzionamento della persona nella vita sociale e lavorativa, occorre chiedere aiuto a uno specialista.

Esistono diverse tipologie di intervento in psicoterapia per poter affrontare efficacemente le difficoltà legate all’ansia. Ci si avvale di diversi approcci terapeutici: pur nelle loro diversità, punti cardine degli interventi sono l’accogliere i sintomi ansiosi come espressione di un disagio, segnali importanti da non sottovalutare che hanno permesso alla persona di giungere a chiedere aiuto e lavorare insieme per approfondire le cause sottostanti.

ANSIA E TERAPIA FARMACOLOGICA

  • Diazepam (Valium)
  • Lorazepam (Tavor)
  • Bromazepam (Lexotan)
  • Triazolam (Halcion)
  • Flunitrazepam (Roipnol)
  • Clonazepam: (Rivotril)
  • Alprazolam (Xanax)

Le benzodiazepine non sono gli unici farmaci utlizzati nel trattamento dei disturbi ansiosi: un’altra classe di sostanze utilizzate è quella degli antidepressivi triciclici: imipramina (Trofanil) e amitriptilina (Laroxyl, Noritren). Questi farmaci hanno degli effetti meno immediati, ma agiscono anche sui sintomi psicologi. Gli effetti indesiderati includono: difficoltà cognitive, stipsi, effetti cardiovascolari, effetti collaterali sessuali, aumento di peso. A questa classe di antidepressivi attualmente si preferisce quella di nuova generazione che includono la fluoxetina (Prozac, Fluoxen) e la paroxetina (Seroxat), poiché hanno minori effetti collaterali agendo in parte anche sui sintomi psicologici.

MEDICINE ALTERNATIVE:

Esistono alcune terapie che rientrano nella così detta medicina alternativa che possono essere intraprese, sempre rivolgendosi ad un medico esperto del campo o ad apposito specialista. L’agopuntura, tecnica della medicina tradizionale cinese, parte dal presupposto che in ogni organo umano sono depositate energie mentali, e che quindi specifiche emozioni influenzano un corrispondente organo: le sindromi ansiose sarebbero causate da disequilibri energetici, mal funzionamento degli organi causato da eccessi di emozioni che agiscono su di essi. Attraverso l’agopuntura è possibile agire riequilibrando gli organi interessati, calmare la mente e tranquillizzare tutto il corpo. L’omeopatia si propone di curare l’intera persona piuttosto che i sintomi di una singola malattia. Vi sono alcuni farmaci di questo genere particolarmente indicate a persone che presentano sintomi ansiosi a diversi livelli. I fiori di bach costituiscono un altro rimedio alternativo: il metodo che ne è alla base si basa sul presupposto che indipendentemente dai sintomi presentati da una persona ammalata vi è sempre uno squilibrio psichico preesistente alla malattia e che quindi occorre individuare l’esatta natura dei sintomi psicologici-emotivi che accompagnano la patologia. Il medico Bach ha individuato 38 tipi di fiori adatti a modificare atteggiamenti mentali negativi, stimolando quelli positivi.

DEPRESSIONE

DEPRESSIONE CHE COS’E’

Accade a volte che venga usato questo termine in situazioni che non hanno nulla a che fare con una depressione clinicamente significativa. Avere un umore depresso non vuol dire essere necessariamente affetti da un disturbo depressivo. Si può parlare di depressione in senso clinico quando sono presenti sintomi consistenti in un abbassamento del tono dell’umore: il depresso sente se stesso, la propria vita, la realtà circostante in maniera spiacevole e dolorosa. Sono presenti sentimenti di tristezza, di abbattimento, di pessimismo e di dolore. L’esistenza del depresso si svuota di significato e di interesse. La storia personale si carica di negatività, il passato non ha più esperienze piacevoli, il futuro è inaccessibile, sbarrato, non c’è più progettualità, il presente si contrae, diventa immodificabile. La depressione può investire la corporeità e la vitalità del soggetto, può esserci un senso di oppressione, di un malessere generico e pervasivo, con una sensazione di affaticabilità e disperazione.

 

CARATTERISTICHE DELLA DEPRESSIONE

Con il termine depressione, in realtà, non ci si riferisce ad una patologia univoca ma a una serie di disturbi, distinti tra loro, che presentano però caratteristiche comuni. Il DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici) distingue:

1) Depressione maggiore: Devono essere presenti almeno cinque dei seguenti sintomi, presenti per un periodo di 2 settimane quasi ogni giorno; almeno uno dei sintomi deve essere costituito da umore depresso o perdita di interesse o piacere.

  1. Umore depresso per la maggior parte del giorno;
  2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno;
  3. Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito;
  4. Disturbi del sonno;
  5. Agitazione o rallentamento psicomotorio;
  6. Faticabilità o mancanza di energia;
  7. Sentimenti di autosvalutazione o sensi di colpa;
  8. Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni;
  9. Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l’elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio

2) Distimia: è la più frequente tra le depressioni minori, cioè tutti quegli episodi depressivi meno gravi, in cui le relazioni sociali e l’attività lavorativa sono meno danneggiate. Devono essere presenti almeno due dei seguenti sintomi, in aggiunta all’umore depresso: scarso appetito, alimentazione eccessiva, disturbi del sonno, facile affaticabilità, scarsa autostima, scarsa capacità di concentrazione e sentimenti di disperazione.


3) Depressione bipolare: il sintomo principale del disturbo bipolare è l’alterazione dell’umore che passa da uno stato depressivo ad uno stato di esagerata euforia (stato maniacale). Questo stato maniacale consiste in ottimismo eccessivo, pensieri e linguaggio accelerati, avere progetti grandiosi ma poco realistici, sentirsi completamente disinibiti, eccessiva aggressività, spese folli e acquisti esagerati. In genere questi stati hanno una durata variabile da qualche giorno a qualche mese.

 

CAUSE DELLA DEPRESSIONE

Come per la gran parte dei disturbi psichici, la causa della depressione è da ricercarsi nell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Nel 10% dei casi può essere causata da malattie come le anemie o l’ipotiroidismo, o da alcuni farmaci. Nella maggior parte dei casi la depressione insorge in seguito ad eventi fortemente stressanti; tuttavia, non tutti coloro che si trovano a dover fronteggiare situazioni stressanti sviluppano un disturbo depressivo. L’intensità e la durata dello stimolo stressante, la capacità di fronteggiare lo stress ed il tipo di sostegno ricevuto da parte degli altri sia durante che dopo l’evento stressante, così come il patrimonio genetico individuale, sono le principali variabili che, interagendo tra loro, possono determinare l’insorgenza o meno dei sintomi depressivi. Anche alcuni tratti del carattere, come la difficoltà ad affermarsi, la scarsa fiducia nelle proprie capacità, l’instabilità emotiva, la preoccupazione per il proprio stato di salute, il sentirsi perseguitati da un destino avverso, possono agevolare l’insorgere di una depressione.

 

COME AFFRONTARE LA DEPRESSIONE E IL DISAGIO PSICOLOGICO

Per affrontare la depressione sono ad oggi disponibili diversi tipi di trattamento, che comprendono terapie farmacologiche, con l’uso di antidepressivi o ansiolitici, psicoterapie con diversi orientamenti, e trattamenti non farmacologici, come esercizio fisico, privazione del sonno e terapia con la luce.. La scelta del trattamento adeguato rappresenta un processo individuale, che dipende non soltanto dalla gravità della depressione, ma anche dalle preferenze del depresso e dal parere professionale del medico curante, il quale può decidere se usare una combinazione di più trattamenti. L’aiuto e l’atteggiamento dei familiari e degli amici ha un’importanza notevole nel dare la forza di affrontare la depressione: capire i sentimenti del malato, evitare le critiche ed un possibile isolamento sociale, sottolineare che si tratta solo di una situazione momentanea, aiuterà la persona depressa a sentirsi capita e a trovare la forza per iniziare a fronteggiare il problema.

 

CONSIGLI PER CHI SOFFRE DI DEPRESSIONE

Quando si è depressi è importante difendere e sviluppare le amicizie e la fiducia negli altri, non bisogna distruggere quelle che riescono a sopravvivere alla depressione: sono una rete di sicurezza nei momenti in cui la malattia sembra precipitare. Sarebbe utile mantenere gli interessi e le attività che vi hanno sempre accompagnato, come la lettura o un’attività sportiva, anche se sembrano impegni troppo pesanti: aiutano a non peggiorare la depressione e a sfuggire dalla solitudine. Inoltre, imparando a riconoscere i motivi della propria tristezza, si possono apprendere delle regole di rilassamento, igiene di vita, impiego del proprio tempo, riconoscimento dei problemi, che possono aiutarvi nell’intervento terapeutico.

 

CONSIGLI PER CHI STA VICINO A PERSONE CHE SOFFRONO DI DEPRESSIONE

Il paziente di tutto ha bisogno, tranne che di avere qualcuno che gli si rivolga dicendogli “basta fare questo o quello”. Pretendere reazioni, incitare all’attività, proporre soluzioni, aggredire o scuotere possono solo peggiorare la situazione. E’ necessario evitare di far leva sulla forza di volontà e sulla colpevolizzazione del paziente depresso che, a causa della malattia, è già in preda a sensi di colpa e privo di energia vitale. Quello che sarebbe più utile è far capire che si è preoccupati e che si è a disposizione per trovare la soluzione giusta, chiedere consiglio ad un medico o ad uno psicologo, non criticare le cure che il vostro amico o parente sta già seguendo: in caso pensiate che non siano adeguate, cercate di indirizzarlo con tatto e senza fare critiche distruttive.

 

DEPRESSIONE E PSICOTERAPIA

Esistono diversi tipi di trattamento psicologico, come quello individuale, quello di gruppo o familiare, che attraverso colloqui ed esercizi, gestiti da un terapeuta qualificato, aiutano il paziente a superare la crisi, lo rassicurano e lo sostengono. La terapia cognitivo-comportamentale (ad oggi la più efficace) evidenzia abitudini e comportamenti che possono favorire lo sviluppo dei sintomi, esaminando i pensieri e la visione della realtà del depresso. La terapia interpersonale inquadra le modalità di relazione con gli altri. La psicoanalisi fa emergere le cause profonde del malessere.

 

TERAPIA NON FARMACOLOGICA A SUPPORTO DELLA DEPRESSIONE

L’esercizio fisico può curare la depressione aiutando a vedere la vita con più ottimismo, dando una sensazione di soddisfazione e, a livello biologico, riducendo il livello dell’ormone coinvolto nella depressione. Camminare, andare in bicicletta, nuotare, giocare a pallavolo, persino fare del giardinaggio sono attività consigliate. Altri tipi di terapie che potrebbero essere utili (sotto consiglio medico), ma non molto usate sono:

privazione del sonno, dopo la privazione totale o parziale di un sonno notturno, si ottiene un miglioramento dei sintomi depressivi immediato ma momentaneo: in circa la metà dei casi, infatti, dopo una dormita si torna allo stato iniziale;

terapia con la luce, l’esposizione ad una luce dieci volte più intensa di quella di una stanza, determina il miglioramento dei sintomi dopo alcuni giorni, in circa il 60% dei pazienti affetti da depressione legata alla stagione;

terapia elettroconvulsiva (TEC), la più controversa tecnica terapeutica. Prescritta in casi gravi con sintomi che compromettono le funzionalità del paziente, quando per esempio ha istinti suicidi, sintomi psicotici. Il paziente viene sottoposto ad una scarica elettrica che aiuta il rilascio nel cervello di sostanze antidepressive.

 

TERAPIA FARMACOLOGICA  A SUPPORTO DELLA DEPRESSIONE

Nella cura della depressione può essere usata, sotto consiglio e controllo medico, una terapia farmacologia. I farmaci antidepressivi agiscono ottenendo diversi tipi di effetti: un effetto antidepressivo propriamente detto, riducendo l’umore triste, il pessimismo, l’angoscia e riducendo i sintomi somatici, come il senso di oppressione e di stanchezza; un effetto stimolante, che è conseguente a quello antidepressivo e agisce sull’apatia e sulla vigilanza, ma può produrre insonnia. Va tenuto presente che tali farmaci richiedono un certo tempo prima che facciano effetto: di norma tre o quattro settimane. Questo rende spesso necessario associare all’antidepressivo un farmaco ansiolitico o ipnotico che ha il compito di contrastare le manifestazioni della depressione, quali ansia, agitazione, insonnia. A questo scopo si usano principalmente le benzodiazepine, che hanno il vantaggio di una notevole rapidità d’azione. 
Indichiamo di seguito le classi dei farmaci antidepressivi, con rispettivo principio attivo e nome commerciale:

  1. Litio: sotto forma di sali;
  2. Antidepressivi triciclici: composti dai principi attivi imipramina, amitriptilina, nortriptilina (Laroxil, Anafranil, Protiaden, Tofranil, Noritren);
  3. Inibitori delle monoaminossidasi (IMAO): composti da fenelzina, tranilcipramina (Nardil, Parnate);
  4. Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina(SSRI): composti da fluoxetina, sertralina, fluvoxamina, paroxetina, citalopram (Prozac, Zoloft, Seroxat, Elopram);
  5. Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina(SSNRI): analoghi ai precedenti per quanto riguarda il meccanismo di azione;
  6. Antidepressivi atipici: composti da desulepina, amineptina, trazodone (Maneon, Survector, Lantanon, Trittico).

Tra le benzodiazepine più usate citiamo:

  1. Diazepam: nome commerciale Valium;
  2. Larozepam: nome commerciale Tavor;
  3. Clonazepam: nome commerciale Rivotril

Ognuno di essi ha differenti meccanismi di azione e tempi di azione, e differenti effetti collaterali. Lo psichiatra personalizza la cura in base alle esigenze del singolo paziente.