Problemi per abuso di alcol o sostanze
ALCOLISMO

ALCOLISMO – Che cosa è
L’alcolismo è un fenomeno caratterizzato dall’impossibilità di interrompere l’uso dell’alcol e dall’incontrollabile ed insaziabile desiderio di assumere sostanze alcoliche. Nonostante la persona si renda conto che l’alcol fa male e voglia abbandonarne l’assunzione, si ritrova ad esserne schiava e a non poterlo più controllare. Ciò provocherà all’alcolista una forte dipendenza fisica e psicologica, una sindrome di astinenza quando smette di bere, ed un aumento del livello di tolleranza. In tal modo, essa sentirà il bisogno di bere quantità sempre maggiori per produrre gli stessi effetti. I sintomi più tipici sono: nausea, sudorazione, irrequietezza, irritabilità, tremori, allucinazioni e convulsioni. Le conseguenze del bere comportano inevitabilmente gravi ripercussioni sul piano dell’adattamento sociale, fisico e familiare. Infatti, una parte considerevole degli incidenti stradali sono causati dal consumo di alcol e costituisce anche un importante fattore negli infortuni sul posto di lavoro, provoca assenteismo e riduzioni delle prestazioni professionali. E’ inoltre responsabile di una parte consistente di problemi di ordine pubblico, inclusi crimini e atti violenti. Sul piano familiare, tutti i componenti si ritrovano investiti da un grave disagio ed una grande sofferenza, caratterizzata da litigi, accuse ed interruzione della comunicazione. L’abuso di alcol porta inevitabilmente a danni fisici e mortalità, conseguente a complicazioni epatiche, neurologiche e cardiache. Il fenomeno dell’alcolismo è ormai diffuso anche tra gli adolescenti, che sono maggiormente a rischio tra i 15 ed i 24 anni. I segni che fanno ipotizzare un abuso di alcol nei giovani comprendono un calo del rendimento scolastico, la frequentazione di gruppi di amici diversi, un comportamento delinquenziale ed un peggioramento dei rapporti con la famiglia.
ALCOLISMO – Caratteristiche
Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), per diagnosticare il disturbo da abuso di alcol una persona deve manifestare da tre (o più) delle condizioni seguenti, per almeno12 mesi:
A. Tolleranza, come definita da ciascuno dei seguenti:
- Il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato.
- Un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità di sostanza-
B. Astinenza, come manifestata da ciascuno dei seguenti:
- La caratteristica sindrome d’astinenza per la sostanza.
- La stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi d’astinenza.
- La sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto dal soggetto;
- Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza.
- Una gran quantità di tempo è spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza, ad assumerla, o a riprendersi dai suoi effetti;
- Interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative, ricreative a causa dell’uso della sostanza;
- Uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza (ad esempio il soggetto continua a bere malgrado il riconoscimento del peggioramento di un’ ulcera a causa dell’ assunzione di alcool).
ALCOLISMO – Conseguenze
Le cause dell’alcolismo possono essere molteplici e possono provenire dalla sfera sociale, genetica o da particolari caratteristiche della propria personalità. Si è visto infatti che i fattori ereditari hanno una notevole influenza sull’aumento del rischio della dipendenza da alcol: i figli di alcolisti hanno una possibilità quattro volte maggiore degli altri bambini di diventare alcolisti essi stessi. Inoltre sono molto importanti anche altri fattori, che interagendo tra loro ed essendo compresenti rendono più vulnerabile una persona già predisposta. Indichiamo ad esempio povertà, abusi fisici o sessuali, età di inizio precoce e problemi familiari. In alcune persone, si è visto che le caratteristiche della personalità, quali impulsività, scarsa autostima, forte dipendenza dalle persone che stanno loro intorno, predisposizione all’ansia e alla depressione, e il bisogno di essere approvati, portano a bere in modo inadeguato. Alcuni assumono alcolici per aiutarsi nelle interazioni sociali, inadeguate a causa di timidezza, per affrontare momenti difficili, per poter essere in grado di gestire le emozioni dolorose o per “curare” malesseri psicologici che tormentano la persona.
ALCOLISMO – Come affrontare il disagio psicologico
L’alcolismo si può indubbiamente curare, ma ciò non significa che sia semplice poterlo fare. Una delle caratteristiche di questa malattia è il costante rischio di ricaduta, per cui non basta semplicemente smettere di bere, ma è importantissimo non ricominciare a farlo. La difficoltà non si ritrova tanto nello smettere di assumere alcol, quanto nel riuscire a mantenere la sobrietà. Perché una persona possa curarsi è necessario avere la giusta spinta a farlo, che sia cioè altamente motivata. Essere motivati vuol dire rendersi conto che l’alcol costituisce un problema e che non è possibile risolverlo da soli. Una volta raggiunta questa consapevolezza si può iniziare ad intervenire. Spesso l’alcolista può tentare di smettere da solo, ma è molto difficile riuscirci. È infatti necessario essere seguiti da una catena terapeutica multidisciplinare, che veda il coinvolgimento di medici, psichiatri, psicologi, assistenti sociali e altri specialisti, che possano fornire tutto l’appoggio e le conoscenze per uscire dal problema. La cura dell’alcolismo è finalizzata da un lato a combattere l’intossicazione e le manifestazioni acute dell’astinenza, e dall’altro a mantenere lo stato di sobrietà e ad evitare le ricadute. L’intervento comprende psicoterapie, trattamenti farmacologici e, quando necessario, la residenza in strutture per la disintossicazione e riabilitazione degli alcolisti, o il supporto da parte di associazioni ad essi dedicate.
ALCOLISMO – Psicoterapia
il paziente verso la via della disintossicazione. Oltre alla psicoterapia individuale, che privilegia l’esplorazione della personalità e le motivazioni più inconsce che portano a bere, può essere molto utile anche una psicoterapia familiare. Si occupa infatti dei rapporti esistenti tra l’alcolista ed i familiari, i quali possono rappresentare un’importante risorsa di aiuto e di guarigione. Altra forma di psicoterapia efficace per il trattamento dell’alcolismo è quella di gruppo, in cui c’è la possibilità di condividere il problema con altre persone affette dalla stessa malattia. Grazie a questa terapia i partecipanti riescono a trarre un forte sostegno ed un reale impulso a risolvere i propri conflitti personali.
ALCOLISMO – Terapia farmacologica
I farmaci usati nella cura dell’alcolismo hanno lo scopo di controllare le conseguenze comportamentali del bere incontrollato (l’intossicazione alcolica), la crisi di astinenza, i disturbi psichici che accompagnano la dipendenza, ed il desiderio incontrollabile di bere (craving).
I farmaci più comunemente utilizzati per il trattamento dell’alcolismo sono:
- Benzodiazepine: più utilizzati sia per il trattamento della sindrome d’astinenza alcolica, che per prevenire e trattare le crisi epilettiche da astinenza. I principi attivi più efficaci sono il diazepam oxazepam e clorazepam (nomi commerciali: Rivotril, Anxiolit, Valium);
- Disulfiram: è un farmaco che può dissuadere il paziente dal bere, dopo che non ha assunto alcol da almeno dodici ore. L’azione del farmaco interviene nel momento in cui il soggetto assume nuovamente bevande alcoliche, provocando: vomito, sensazione di nausea, nausea, rossore e sensazione di calore al volto e alla parte superiore del torace e agli arti, tachicardia. (nome commerciale: Antabuse);
- Alcover o GHB: si è rivelato capace di sopprimere rapidamente i sintomi della crisi di astinenza e di ridurre anche il craving. È un farmaco che si assume per via orale nel trattamento dell’alcolismo cronico e si presenta sotto forma di soluzione;
- Naltrexone: impiegato per aiutare i pazienti a rimanere sobri.
TOSSICODIPENDENZA

La tossicodipendenza è una condizione in cui ci si trova gradualmente a non poter controllare il desiderio di assumere una certa sostanza. La persona tossicodipendente avverte la necessità irrefrenabile e frequente di assumere droga, nonostante il danno fisico, psicologico, affettivo, emotivo o sociale che tale assunzione può comportargli come conseguenza. Una delle caratteristiche delle sostanze stupefacenti è quella di provocare, nell’individuo che le assume, una condizione di dipendenza fisica o di dipendenza psichica. Nel primo caso si parla dei processi di “assuefazione”, “tolleranza” e “astinenza”, per cui il fisico modifica il suo equilibrio in base all’assunzione della sostanza, ne richiede una quantità sempre maggiore per mantenerne gli effetti, e provoca sintomi legati ad astinenza nei momenti in cui se ne sospende l’assunzione. Nel caso della dipendenza psichica, subentra un bisogno psicologico di assumere continuativamente la sostanza, in quanto associata ad uno stato di benessere, rilassamento, autostima, fiducia in se stesso e assenza di ansia. E’ importante fare una distinzione tra “abuso” e “consumo” di sostanze. L’abuso di una sostanza è legato a bisogni profondi, ad un equilibrio psicologico ed esistenziale, in cui il rapporto esclusivo con la sostanza e gli effetti che produce, conducono ad un coinvolgimento totale della persona. Il consumo, invece, è spesso legato alla curiosità, alla ricerca di nuove forme di piacere, alla moda, alla voglia di sperimentare gli effetti e di fare esperienze, Capire le motivazioni della persona aiuta a spiegare il motivo per cui la persona assume droga. Le cause dell’abuso e della dipendenza, e la gravità del quadro patologico variano a seconda del tipo di sostanza usata, del dosaggio e durata dell’assunzione, della personalità di chi l’assume e delle circostanze in cui tale sostanza viene consumata.
CARATTERISTICHE DELLE TOSSICODIPENDENZE
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) descrive la dipendenza da sostanze come un comportamento che si manifesta con tre (o più) delle situazioni seguenti, che si verificano in un periodo di almeno 12 mesi:
A. Tolleranza, definita da una o dall’altro delle seguenti condizioni:
- necessità di un marcato aumento della quantità della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato;
- b) un effetto marcatamente diminuito con l’uso continuato della stessa quantità della sostanza;
- Astinenza: la stessa (o molto simile) sostanza è presa per alleviare o evitare i sintomi dell’astinenza;
- La sostanza è presa in quantità maggiori o per un periodo di tempo più lungo di quanto si intendesse;
- C’è un desiderio persistente o tentativi infruttuosi di smettere o controllare l’uso della sostanza;
- Grande quantità di tempo passato in attività necessarie a ottenere la sostanza (per esempio, visitare molti medici o guidare per lunghe distanze), usare la sostanza o recuperare dai suoi effetti;
- Importanti attività sociali, occupazionali o ricreazionali vengono interrotte o ridotte a causa dell’uso della sostanza;
- L’uso della sostanza è continuato nonostante la conoscenza di avere un persistente o ricorrente problema fisico o psicologico che è stato causato o esacerbato dalla sostanza.
CAUSE DELLE TOSSICODIPENDENZE
È stato notato che alcune persone sono più a rischio di altre per l’abuso di sostanze, in quanto potrebbero ereditare dai genitori la predisposizione alla dipendenza, o potrebbero essere presenti alcuni disturbi della personalità o, più semplicemente, assetti comportamentali per alcuni versi anomali. Tuttavia, anche la pressione sociale e altri fattori esterni, come stress, povertà e altre malattie, potrebbero influenzare l’individuo, rendendolo più vulnerabile al disturbo. Il ricorso alle droghe, quindi, non rappresenta solo un intervento di automedicazione, seppure nel senso più ampio del termine, ma un vero e proprio supporto esterno che aiuti ad affrontare la vita e le difficoltà personali.
SOSTANZE STUPEFACENTI
Cannabis: include tutte le sostanze psicoattive derivate dalla pianta cannabica, più le sostanze chimicamente simili. Le più comunemente usate sono matijuana e hashish. Effetti: altera la percezione inducendo rilassamento, sonnolenza, voglia di parlare e di ridere. Dosi elevate possono portare episodi di confusione, disorientamento, agitazione e panico;
Eroina: appartiene alla categoria degli oppioidi naturali, insieme alla morfina e al metadone. Tra le droghe è la più mortale e dà forte assuefazione. Effetti: riduce gli stati di ansia e angoscia determinando sensazioni di calore e tranquillità. Riduce la sensibilità e le reazioni emotive al dolore. Dosi elevate provocano sedazione, stupore, sonno, perdita di coscienza. Dosi ripetute con una certa frequenza inducono tolleranza e dipendenza fisica;
Cocaina: è uno stimolante ed eccitante molto potente, gli vengono riconosciuti anche effetti afrodisiaci, ed è una droga che agisce direttamente sul cervello. Questa droga a effetti collaterali pericolosi, infatti chi ne abusa può perdere la ragione, e riscontrare danni al cervello, avere manie e idee fisse che la portano a vivere una dimensione irreale, con sintomi paranoici.
Il “Crack” è una forma solida della cocaina a base libera. Il nome “crack” deriva dal rumore che questa sostanza produce quando viene riscaldata e fumata.
Ecstasy: è la molecola più nota di una classe di farmaci (MMDA) da un punto di vista strutturale, correlata sia all’amfetamina che alla messalina (un allucinogeno). È conosciuta anche con il nome MDMA. Effetti: stimola il sistema nervoso e produce allucinazioni, ideazione paranoidea, senso di realizzazione e di forza. A livello fisico produce tachicardia, oscillazioni dei valori della pressione, nausea, brividi, calore, involontario serramento dei denti, crampi muscolari e vista sfocata. Sintomi riscontrati in consumatori abituali di ecstasy sono livelli di ansia molto elevata, impulsività, aggressività, disturbi del sonno, perdita di appetito, perdita di interesse nel sesso e perdita delle sensazioni di piacere ad esso collegate.
Amfetamina e metamfetamina: l’amfetamina è una sostanza di sintesi, stimolante, presente in alcuni farmaci disponibili sul mercato. La metanfetamina, “figlia” della precedente, è un potente stimolante che da assuefazione e causa, anch’essa, gravi danni al sistema nervoso centrale. È comunemente conosciuta come “speed”, “ice”, “crystal” o “cranck”.
Allucinogeni: sono sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, ossia fanno vedere e sentire cose che non esistono. Queste sostanze, quindi, influenzano sensibilmente le percezioni e l’interazione con l’ambiente circostante. Tra le droghe di questo tipo troviamo l’LSD, che provoca allucinazioni visive, uditive e sensoriali importanti, che possono essere percepite in maniera positiva o negativa (stati di panico, di perdita dell’autocontrollo, di stati deliranti e confusionali, paura di impazzire). Altri allucinogeni conosciuto i cosiddetti “funghetti magici”, molto simili a quelli dell’LSD, ma più deboli.
CAUSE-COME AFFRONTARE LE TOSSICODIPENDENZE E IL DISAGIO PSICOLOGICO
La disintossicazione e la perdita di dipendenza da sostanze d’abuso è possibile, ma è necessario non essere soli in questo percorso di cura. Abbandonare l’uso di una droga è molto difficile e richiede almeno un supporto psicologico, unitamente ad una forte motivazione e all’aiuto di uno dei diversi centri di prevenzione e di disintossicazione presenti su tutto il territorio nazionale. Spesso può essere necessario un supporto farmacologico, uno o più farmaci che aiutino a superare le sensazioni spiacevoli, psicologiche e fisiche connesse con la dipendenza. Purtroppo non esiste ancora una medicina miracolosa capace di annullare il desiderio della droga, anche se diverse sostanze sono ancora in sperimentazione. Una sostanza molto discussa, che viene usata come sostituto dell’eroina contro le sindromi di astinenza, è il metadone. Sembra che abbia un effetto più duraturo dell’eroina (basta una somministrazione al giorno) e che, somministrato oralmente, non ha gli effetti euforici dell’eroina che aumentano la tossicodipendenza. L’uso di questa sostanza e la graduale sospensione può aiutare ad uscire dalla dipendenza, ma non previene possibili ricadute. Per avanzare un percorso di trattamento, gli operatori devono saper leggere a 360 gradi i problemi della persona tossicodipendente e non fermarsi ai soli aspetti sanitari. Vi è infatti la necessità di comprendere bene e contemporaneamente tutte tre le dimensioni: sanitaria, psicologica e socio-realzionale. È necessario, inoltre, dare priorità all’interesse e allo sviluppo di attività per il reinserimento sociale e lavorativo dei tossicodipendenti. Tutto questo si può fare attraverso l’attivazione di programmi e corsi di formazione professionale che permettano concretamente e realisticamente alla persona in trattamento di recuperare e sviluppare abilità e cultura. Le possibili strade da intraprendere per affrontare la disintossicazione ed uscire dal tunnel della dipendenza, sono i SerT, le comunità terapeutiche, le unità di strada e diversi tipi di psicoterapia.
CONSIGLI PER CHI STA VICINO A PERSONE TOSSICODIPENDENTI
Ci sono degli elementi che possono aiutare i familiari a capire se un proprio caro sta entrando nel tunnel della droga.
Si può infatti notare:
- un cambiamento delle abitudini;
- difficoltà scolastiche e/o di lavoro;
- repentini sbalzi di umore;
- frequentazioni e amicizie diverse;
- ripetute e frequenti assenze;
- isolamento; cambi di orari;
- richiesta di denaro; scomparsa di oggetti da casa;
- insofferenza;
- mancanza di progetti;
- dimagrimento a vista d’occhio (per chi usa eroina o morfina);
- perdita dell’appetito e aumento di assunzione di bevande;
- occhi arrossati o lucidi o pupille a “spillo”;
- tendenza ad addormentarsi sempre più spesso.
Rimane però molto difficile che la famiglia sia in grado di gestire i tanti problemi che comporta la presenza di un tossicodipendente in casa. Si suggerisce, in ogni caso, di appoggiarsi sempre a persone, enti e associazioni che conoscano il problema e possano garantire un programma educativo a medio-lungo termine.
PSICOTERAPIA A SUPPORTO DELLE TOSSICODIPENDENZE
Trattamenti psicoterapeutici sono ampiamente utilizzati per i disturbi da uso di sostanze e includono terapie individuali, familiari e di gruppo. Insieme agli obiettivi specifici per la dipendenza, che comportano la cessazione dell’autosomministrazione della sostanza, la psicoterapia affronta temi inerenti anche ad altri aspetti della vita dei pazienti, sia passati che presenti, supponendo che alcuni di questi contribuiscono al loro attuale uso di sostanze.
Psicoterapia individuale: Tecniche psicoterapeutiche derivanti da diversi orientamenti sono state adattate perché si concentrassero in modo specifico sul trattamento della dipendenza. Tali tecniche sono l’approccio psicodinamico, la psicoterapia supportivo-espressiva, quella interpersonale, le terapie cognitive. Le strategie comportamentali sono state utilizzate in combinazione con altri trattamenti.
Psicoterapia di gruppo: questo tipo di trattamento della dipendenza ha rappresentato la soluzione più popolare a questo problema e, attualmente, è l’intervento di elezione. Il gruppo ha la capacità di sostenere e mettere a confronto, di confortare e sfidare, di coinvolgere i suoi membri in incontri che aumentano distintamente la consapevolezza dei problemi personali e del carattere. Il gruppo ha la capacità di fornire un luogo sicuro per il cambiamento.
Terapia familiare: rappresenta un contributo prezioso e spesso necessario al trattamento, in particolar modo quando è integrato in un programma complessivo. Questo approccio terrà conto dei modelli interattivi, di comunicazione, i rapporti della famiglia, le alleanze e i ruoli principali, le regole e i confini, i legami e gli stili di conflitto.
SERVIZIO DI AIUTO E ACCOGLIENZA
SerT (Servizi pubblici per le Tossicodipendenze): l’organico di questi servizi è multiprofessionale ed è costituito da medici, psicologi, sociologi, assistenti sociali, educatori, infermieri professionali, operatore tecnici per l’assistenza. Gli interventi sono rivolti alla persona globalmente intesa, riguardano riabilitazione, riduzione del danno e coinvolgono differenti strutture e varie figure professionali.
CeIS (Centro Italiano di Solidarietà): si occupa di prevenzione di comportamenti a rischio, orientamento, sostegno psicopedagogico e reinserimento familiare e sociale per adolescenti in situazione di disagio, trattamento terapeutico e riabilitazione sociale per persone tossicodipendenti, alcoliste, vittime di patologie compulsive, sieropositive per il virus Hiv, auto mutuo aiuto e altri approcci psicoterapeutici per familiari di persone in difficoltà. La sua attività rivolta ai tossico dipendenti si divide in programmi: Accoglienza, Serale, Meta, San Carlo, Castel di Leva, Santa Maria, Madre e Bambino.
Comunità Terapeutiche: le Comunità Terapeutiche per tossicodipendenti permettono di effettuare programmi terapeutici individualizzati della durata di almeno 24 mesi in strutture residenziali o semi-residenziali. La scelta di attuare un programma terapeutico di tipo residenziale viene concordata tra gli operatori dei SERT e la persona tossicodipendente che ha maturato la consapevolezza delle proprie problematiche personali e che sceglie un contesto protetto per avviare un percorso di recupero psico-sociale. Nella fase di avviamento alla Comunità Terapeutica, gli operatori dei SERT hanno il compito di valutare lo stato di motivazione al cambiamento e la reale capacità di adesione al programma terapeutico della persona tossicodipendente, e di informarla sulle differenti metodologie e programmi operativi delle Comunità Terapeutiche.
DIPENDENZA DA GIOCO
Sintomi e cura

La dipendenza da gioco d’azzardo (“gambling”) si colloca nel Manuale dei Disturbi Mentali (DSM-5) nell’area delle dipendenze patologiche. E’ caratterizzato dall’incapacità di resistere alla tentazione “persistente, ricorrente e maladattiva” di giocare somme di denaro elevate. Le conseguenze più dirette si rilevano nel deteriorarsi delle attività personali, familiari e lavorative. E’ possibile che il soggetto che soffre di dipendenza da gioco metta a repentaglio anche una relazione affettiva significativa, il lavoro o delle opportunità scolastiche solo per perseguire nel gioco d’azzardo.
Cos’è il disturbo da gioco d’azzardo
Il disturbo da gioco d’azzardo (gambling) è un comportamento problematico, persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo. Si presenta per un periodo di 12 mesi e comporta disagio e compromissione clinicamente significativi (DSM-5, 2013).
Esso include lo scommettere su determinati giochi (es. carte, attività sportive, lotterie, slot machine).
La dipendenza da gioco si distingue dal gioco ludico per la modalità maladattiva, ricorrente e persistente. Questa esercita un’influenza negativa sui domini personali, professionali, familiari e sociali e spesso è accompagnata da perdite finanziarie e problemi legali.
Sintomi dipendenza da gioco d’azzardo
Il disturbo da gioco d’azzardo (o dipendenza da gioco) presenta molte similitudini con il disturbo da sostanze. Tra le quali: dipendenza dalla gratificazione, comportamento edonico (ricerca del piacere), impulsività nel prendere decisioni/sottovalutazione delle conseguenze, perdita di controllo, craving (bisogno irrefrenabile di ricercare il gioco), ricerca del rischio e tolleranza e astinenza.
Il DSM-5 (2013) identifica i seguenti sintomi (almeno 4 sono necessari per la diagnosi):
- Bisogno di una quantità crescente di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata (tolleranza)
- Irrequietezza o irritazione a seguito di tentativi di riduzione o interruzione gioco (astinenza)
- Ripetuti tentativi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere il gioco
- Preoccupazione per il gioco (pensieri persistenti sul gioco)
- Spesso il gioco è preceduto da emozioni negative, ansia e depressione
- Dopo la perdita il soggetto è spinto a ritentare
- Mente per nascondere l’entità del coinvolgimento con il gioco
- Mette a repentaglio o perde una relazione significativa
- Conta sugli altri per procurarsi il denaro
Dipendenza da gioco e disturbo ossessivo-compulsivo
Come per la Tricotillomania, anche la dipendenza da gioco d’azzardo può essere considerata una variante del Disturbo Ossessivo Compulsivo sulla base della natura compulsiva dell’azione associata all’incapacità di smettere.
Ciò che differenzia però nettamente il Disturbo Ossessivo-Compulsivo dalle dipendenze comportamentali è che se nel caso del DOC la compulsione ha la funzione di ridurre un’emozione negativa (in genere l’ansia), nella dipendenza da gioco la compulsione produce emozioni positive a cui il soggetto non riesce a rinunciare. Spesso, infatti, continua a giocare nonostante gli ingenti sforzi per controllare, ridurre o interrompere il comportamento.
Caratteristiche delle persone dipendenti dal gioco d’azzardo
La stragrande maggioranza delle persone dipendenti dal gioco d’azzardo sembra ricercare in tale pratica l’avventura e l’eccitazione che vengono soddisfatte puntando cifre di denaro sempre più elevate.
Nel tentativo di recuperare il denaro puntato e perso, il soggetto sarà costretto in una corsa continua, a giocare cifre sempre più alte, al fine di annullare la perdita o una serie di perdite.
Quando le possibilità di ottenere prestiti si esauriscono il soggetto vittima della dipendenza dal gioco può ricorrere, per ottenere denaro, anche a comportamenti antisociali quali la contraffazione, la frode o il furto.
Molte persone affette da Gioco d’Azzardo Patologico possono essere altamente competitive, energiche, irrequiete e facili ad annoiarsi. Inoltre sembrano essere eccessivamente preoccupate dell’approvazione altrui e sorprendentemente generose.
Esordio e diffusione del disturbo
L’esordio della dipendenza da gioco d’azzardo generalmente risale all’adolescenza o alla prima età adulta ma può manifestarsi anche durante la mezza età o in tarda età adulta.
La diffusione della dipendenza da gioco d’azzardo è influenzata dalla disponibilità e dal grado in cui tale pratica è legalizzata, con tassi elevati in entrambi i sessi.
Ultimamente vi è un dilagare di sale gioco e slot machine nei locali pubblici, con un conseguente incremento esponenziale del fenomeno, sia negli adulti che negli adolescenti.
Dipendenza da gioco e disturbi psicologici
Molte persone soffrono anche di altri disturbi, tra cui il più comune è la Depressione, ma anche alcuni disturbi di personalità caratterizzati da impulsività, quali il disturbo borderline e il disturbo narcisistico di personalità.
Gli individui con disturbo da gioco d’azzardo spesso ricorrono al gioco quando si sentono depressi. L’ideazione suicidaria è un aspetto molto frequente nei giocatori patologici e il 17% ha una storia di tentato suicidio.
Cura del disturbo da gioco d’azzardo
La dipendenza da gioco può essere trattata, in particolar modo con percorsi mirati di psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha apportato notevoli contributi alla terapia delle dipendenze.
In particolare si prefigge di favorire l’astinenza aiutando il paziente ad apprendere alcune strategie pratiche di fronteggiamento degli eventi stressanti come alternative al gioco.
Nello specifico consiste nell’analisi funzionale del gioco, nel riconoscimento delle situazioni in cui la persona è maggiormente vulnerabile al gioco, nell’ apprendimento di strategie pratiche per la gestione del craving, nella psico-educazione sulle decisioni “apparentemente irrilevanti” (DAI) connesse al gioco, e nell’attuazione del training per la prevenzione delle ricadute.
Terapia farmacologica
Alcuni farmaci che agiscono sull’impulsività, come gli SSRI o gli stabilizzatori del tono dell’umore, possono coadiuvare il lavoro dello psicoterapeuta, ma non sostituirsi ad esso.
